Vivere secondo natura - plastiche al microscopio

La natura: un gioco ad incastro!

Vivere secondo natura: aspirazione globale dei popoli ricchi, esattamente inversa a quella dei popoli che a ciò sono costretti. Buono è ciò che fa bene! Bello è ciò che piace!

La natura è tutt’altro che sempre bella e piacevole: questa è la sua essenza. La natura che piace a noi è modificata, non solo controllata e migliorata ma radicalmente modificata.

L’abitudine crea il consenso. Dovremmo cambiare abitudini! Occorrerebbe ribellarsi al sistema, non cooperare più.

 

Vivere secondo natura: aspirazione globale dei popoli ricchi, esattamente inversa a quella dei popoli che a ciò sono costretti.

Fame, miseria, sfruttamento, inquinamento indotto e prodotto da altri, costringono questi popoli a vivere, secondo natura, in ambienti che la natura ha perso di vista.

Cosa dunque significa vivere secondo natura?

Beh sarebbe non difficile, neppure senza rinunciare alle facilitazioni indotte dal progresso e dalla tecnologia.

Sarebbe necessario tuttavia accettare senza falsi moralismi un concetto di natura modificata, più attuale e conforme a uno stile di vita confortevole e moderno.

Sarebbe sufficiente, come per la buona tavola e per l’altro grande imperativo: vivere mantenendo e migliorando la propria salute, rinunciare semplicemente agli eccessi e al non indispensabile, vivere destinando e riservando appositi luoghi e momenti alle differenti attività necessarie.

Occorrerebbe ribellarsi al sistema, non cooperare più.

Non sono indispensabili le aggiunte di microplastiche e nanocomponenti nei prodotti alimentari e cosmetici per esempio, per quanto possano essere utili in ambiente farmaceutico.

Le microplastiche che incapsulano i principi attivi e ne rallentano il rilascio, in questo caso sono certamente utili ma non altrettanto lo sono nelle creme di bellezza o nei detergenti dove non migliorano affatto o non più di tanto l’efficacia del fondamento utile ma aumentano a dismisura l’effetto, globalmente inquinante, dei sottoprodotti e degli scarti incontrollabili.

Possiamo essere belli e mantenerci tali secondo ciò che natura ha predisposto per noi senza doverci modificare eccessivamente: sarebbe sufficiente accettarci come siamo e migliorarci un po’correggendo solo qualche difetto eclatante.

Bello è ciò che piace!

La natura è tutt’altro che sempre bella e piacevole: questa è la sua essenza.

La natura che piace a noi è modificata, non solo controllata e migliorata ma radicalmente modificata.

Ecco come facciamo: parchi e coltivazioni intensive, pesticidi, erbicidi, integratori, concimi, utilizzati ben oltre ogni necessità.

Nessuno di noi vorrebbe mangiare o sacrificare un raccolto di grano attaccato da funghi tossici ovviamente ma ce la prendiamo con i residui dannosi ineliminabili e rifiutiamo gli OGM, che comunque ci sono e sono una soluzione potente di modifica naturale. Senza se e senza ma, non c’importa: lo facciamo solo in linea di principio.

Buono è ciò che fa bene!

Il cibo fa bene nutre ci dà energia e forza e salute. L’eccesso e la selezione dei cibi provoca una riduzione complessiva degli alimenti. Gli alimenti sono naturali, localizzati, stagionali, completi, non permettono eccessi di nessun componente tranne la quantità ingurgitabile.

Tutti gli alimenti naturali contengono contemporaneamente tutti i principi nutritivi necessari, occorre solo variare la dieta.

I cibi invece sono un effetto voluto, imposto dalla cultura e dallo stile di vita.

Si può eccedere in singoli componenti ed esagerarne l’assunzione oppure al contrario, limitarla oltre l’indispensabile.

Non possiamo fare a meno dei supermercati ma questo per noi è bene. Si può trovare di tutto per variare la nostra dieta e farebbe bene anche ai produttori lontani se...c’è sempre un se, non provocassimo la distruzione di interi ambienti per produrre, in eccesso, alimenti non indispensabili sfruttandone la novità e il basso prezzo di produzione, la mancanza di controlli, la possibilità di aggirarli.

Prezzo basso oppure altissimo ma con immagine stilosa e abbiamo offerta d’olio di pessima qualità miscelato con olio buono, prodotto qui e là ma imbottigliato ed etichettato in Italia e anche qua venduto, oltre che nel mondo: è la regola; limoni e frutta dalla buccia non edibile per conservarsi nei viaggi, fragole a natale e semi di quinoa, prodotti di soia e coltivazioni che comportano enormi consumi energetici, larghissime impronte ecologiche globali con perdita della biodiversità e della naturalità dei luoghi di produzione e degli stili di vita. 

Non posso fare a meno di pormi una domanda.

Si può vivere sani e belli permettendoci solo un assaggio di questi prodotti senza arrivare a consumarli troppo spesso o abitualmente?

E’ necessario che i cibi che comperiamo siano trattati, impacchettati, imbustati refrigerati, condizionati, per reggere il viaggio dal produttore al consumatore mantenendo una parvenza di accettabilità?

E’ possibile che il nostro gusto non sia soggetto e abituato alla regola aurea sale, zucchero e glutammato che dà soddisfazione con cibi “spazzatura” buoni e inutili?

E’ possibile che le nostre città non dispongano di depuratori e sistemi di gestione degli scarti e poi dei rifiuti efficienti, efficaci e controllati? 

La somma dei comportamenti di ogni singolo è quello globale della specie umana. 
L’abitudine crea il consenso. Dovremmo cambiare abitudini!

E’ necessario prevenire l’insorgere di malattie potenziali ed immaginarie spendendo enormi quantità di denaro per  prodotti  che in uno stato di salute normale non sono affatto necessari per non dire completamente inutili?

Prevenire cosa? Non ingrassare per non dover dimagrire è l’unica dieta: mangiare meno!

Il lavoro è necessario per vivere, vivere costa, lavorare costa, occorre lavorare di più per poter lavorare di più e pagare la palestra per muoversi nel poco tempo libero che resta e la piscina e la disco e i cibi bio certificati.

Ci stiamo mangiando il tempo a nostra disposizione e paghiamo un prezzo elevato che crescerà a dismisura.
Reparto cibi salutistici. Chissà cosa vuol dire.

Prevenire è meglio che curare: certamente ma ci si ammala comunque e allora occorre curarsi e con efficacia.

Muoversi semplicemente, passeggiare e respirare in aree meno contaminate è prevenzione.

L’abitudine crea il consenso. Dovremmo cambiare abitudini!

La natura ci propone ovunque differenti possibili stati di maggiore o minore agio e benessere, di maggiore o minore godibilità dell’ambiente in cui viviamo.

Dovremmo iniziare a contribuire, ognuno efficacemente, a migliorare il nostro spazio vitale che è limitato senza superbamente confondere noi stessi con l’umanità.

Globalmente potremmo farlo davvero, cambiare ma è un’utopia!
Non si dovrebbe accentrarsi nelle metropoli.

Le grandi città offrono possibilità maggiori di vita operosa e anche socialmente allegra e spensierata ma a costi pagabili solo con la perdita di quello stato di salute, mediamente buona che tutti noi aspiriamo a conservare ad ogni costo.

Ci dovrebbero essere luoghi organizzati e definiti, luoghi in cui produrre e distruggere, luoghi in cui lavorare e luoghi in cui vivere e ci dovrebbe rimanere anche tempo per farlo.

Un’immagine mi fa sorridere: un uomo che con un martelletto si batte le dita dei piedi. Un medico gli si avvicina e gli chiede: perché lo fai? Per prevenire il dolore delle scarpe strette, a punta e col tacco alto che devo portare per lavorare. Abituo i piedi allo stress ne rinforzo la muscolatura e ne riduco la sensibilità.

Il medico sorride e gli dà un consiglio: compra una striscia di gommapiuma, avvolgi il martello; così potrai prevenire e ridurre la possibilità che le dita martoriate si ulcerino infettandosi e facendoti ammalare i piedi.

L’Uomo lo ringrazia per il consiglio.

Che gran cosa la scienza e i sapienti: sanno sempre trovare e proporre soluzione innovative ai problemi degli uomini.

  A.B.

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