Titoli

22) Quali sono le energie primarie e quali quelle alternative

23) Biogas ed energie alternative

24) LA TERRA DEI FUOCHI

Quali sono le energie primarie e quali quelle alternative

Il vero problema dell’umanità industrializzata è lo spreco ed il mancato reale sfruttamento delle risorse disponibili di energia e di acqua potabile e la disinformazione mirata a fini economici. 

Energie primarie e alternative: quali sono i rischi più seri in cui incorre l'umanità, e come migliorare la situazione attuale? 

l’ecologia studia le interazioni tra sistemi naturali, limitati, per tentare di prevedere e gestire l’intervento necessariamente inquinante dell’uomo, con altri interventi correttivi, a salvaguardia della sua economia, del suo benessere sociale ed umano. Purtroppo l'opinione pubblica non è mai abbastanza formata e informata in materia di inquinamento. Ciò che è imprescindibile, per i paesi produttivi, economicamente forti, non lo è altrettanto per quelli che desiderano diventarlo. 
Ora è momento della”energia alternativa” da fonti naturali e rinnovabili. Energia naturale è quella del vento e del sole da sempre disponibile, ma nell’attesa che la tecnologia sviluppasse le sue possibilità per un uso generalizzato, l’umanità ha dovuto, utilizzare il petrolio, il carbone, il gas o l’energia nucleare, in alternativa, a quella naturale, insufficiente a sostenere l’economia ed il progresso, accelerato, della parte industrializzata del mondo. Il petrolio non può essere mai stato, energia primaria essendo appunto riserva, alternativa a quella naturale. L’estrazione massiccia ed il trasporto del petrolio sono potenzialmente davvero pericolosi per l’ambiente, in caso di incidenti. E’dunque nell’ordine delle cose, oggi, il ritorno massiccio all’utilizzo del sole e del vento, fonti primarie, dell’energia disponibile. In Italia l’utilizzo dovrebbe rapidamente divenire obbligatorio, su tutte le strutture alberghiere, gli ospedali, le piscine e gli impianti sportivi di ogni genere, compresi gli stadi, ambienti in cui l’utilizzo dell’acqua calda è massiccio ed intensivo per tempi o periodi relativamente brevi e altrettanto quello dell’energia elettrica, strutture con grande superficie disponibile e capacità economica di investimento e recupero dello stesso, intervento utile e necessario, improrogabile. Riguardo all'inquinamento atmosferico, quali gli effetti sul pianeta, a lungo termine? l’uomo sopravvive dominando la natura, inquinando, alterando parametri ambientali preesistenti, modificando equilibri dinamici complessi. L’inquinamento ha valenza strettamente legata e limitata allo spazio ed al tempo, in cui esso è applicato; non ha solo la valenza negativa che gli viene normalmente associata, per esempio quando trasforma un ambiente insalubre in uno utile. Inquinare, dove e quando, è scelta politica, come, è decisione tecnica in funzione economica. In particolare, riguardo l’inquinamento atmosferico è bene ricordare che il principale gas ad effetto serra è il vapore d’acqua che costituisce le nubi, seguito dal metano che viene prodotto da tutto ciò che vive o muore, per ultimo il biossido di carbonio, che è l’unico su cui l’uomo, industrializzato, ha una forma di possibile, per quanto parziale, controllo. E’ pur vero che la CO2 atmosferica cresce di pari passo al riscaldamento; è causa o non anche effetto? una bottiglia di acqua gasata, aperta, a scaldarsi, fuori dal frigorifero libera CO2 come il mare. La natura ha comportamenti ciclici ma tempi lunghi mentre i tempi dell’uomo sono relativamente brevi e per il pianeta, insignificanti. Se oggi la tendenza al riscaldamento è evidente, significa che le economie produttive devono rivedere le loro pianificazioni per i prossimi 50 o 100 anni, tentando di salvare noi stessi da Gaia, il mondo naturale, il quale sopravvivrà a noi, cambiando. Il riscaldamento è precursore geologico del raffreddamento; ci sono state periodi di riscaldamento globali e glaciazioni, l’ultima circa 10.000 anni fa: chi ricorda civiltà più vecchie di questa età? Lo smog, il “fumo di Londra” il “grigio Milano”, nebbie dense, derivavano dall’utilizzo del carbone come combustibile, l’SO2 contenuta generava le piogge acide: progresso, petrolio e gas hanno ridotto questo effetto deleterio cui non si può più tornare; i cieli europei, oggi, sono più chiari e puliti ma le nuvole, sono più trasparenti ai raggi solari: ciò incrementa il riscaldamento. Oggi è interesse primario proporre ed attuare nuove tecnologie alternative ma realizzarle, richiede immediato utilizzo delle risorse naturali stesse che si ripromettono di preservare, ma il cui sfruttamento attuale sostiene le nostre economie ed il nostro grado di benessere. Non si può rinunciare al petrolio ed al gas ma le emissioni devono essere controllate. Cosa dunque è meglio? Il tempo da considerare è il futuro e soprattutto quello prossimo e prossima l’emergenza. Il problema più grave è l’acqua potabile o potabilizzabile che inquiniamo con disinvoltura, la cui unica fonte di rinnovo è il ciclo naturale di evaporazione e condensazione. Il resto è congelata o salata. Il riscaldamento, potrebbe anche essere un fattore positivo, ma la nostra capacità tecnologica di sfruttarlo è inadeguata. Credo sia questo il vero problema dell’umanità industrializzata, lo spreco ed il mancato reale sfruttamento delle risorse disponibili di energia e di acqua potabile; oggi noi le abbiamo e controlliamo, domani chissà, il rischio vero è che forse l’avranno altri. 

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Biogas ed energie alternative

E’ tutto oro ciò che luccica?

Esistono criticità e situazioni tali da consigliare approfondimenti o ripensamenti rispetto il progetto di strutture che appaiono idonee alla produzione ecologicamente compatibile di energia pulita ed alternativa, rinnovabile, bioetica e ancora, poco costosa. 
Questi begli aggettivi costituiscono il fumo che nasconde l’arrosto?

Biogas ed energie alternative: E’ tutto oro ciò che luccica? 

Recentemente sono stato interpellato per esprimere un parere sulla prevista costruzione ed installazione di un impianto di cogenerazione elettrica alimentato a biogas di provenienza agricola. Mi è stato chiesto se individuavo criticità e situazioni tali da consigliare approfondimenti o ripensamenti rispetto il progetto di una struttura industriale che appare idonea alla produzione di energia pulita e ecologicamente compatibile, alternativa, rinnovabile, bioetica e poco costosa. 
Premetto che l’uso di questi begli aggettivi, a mio avviso, costituisce spesso il fumo che nasconde l’arrosto. 

Il biogas è una miscela gassosa combustibile composta principalmente da metano; si ricava da materiale organico mediante l’azione di microrganismi anaerobici che inducono il processo di fermentazione metanigena.
Le sostanze organiche (per esempio cereali, mais o gli effluenti zootecnici, le biomasse) in un fermentatore anaerobico a condizioni ottimali, si decompongono. 
Il gas dovrebbe essere raffinato per poterlo utilizzare in modo efficace ma può essere utilizzato anche come si trova, pur non presentando nella composizione, omogeneità e affidabilità sufficienti a definire un impianto di cogenerazione come sarebbe possibile con la qualità del gas naturale.
Le materie prime organiche non si trasformano mai naturalmente completamente in biogas ma i residui della fermentazione, possono anche essere riutilizzati in altri cicli dopo lunghi e costosi processi di stabilizzazione,per esempio come ammendanti agricoli. 
Per questo motivo si sostiene che il processo di produzione ed utilizzo del biogas è un processo ecologicamente compatibile e sostenibile ed è corretto. 
Tutto deriva dal ciclo naturale e rientra in esso? per forza! è una banalità.
Purtroppo tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo il mare e se quanto sopra detto è vero assolutamente è altrettanto vero che il processo richiede utilizzo di spazi, concentrazione di tempi e consumo di risorse che nulla hanno di naturale se non per i grandi numeri ed i massimi sistemi 
Occorre un controllo costante e continuo del biogas prodotto e finalizzato ad alimentare un sistema energetico.
Le criticità presenti sono correlate al trasporto della materia prima, al travaso, al processo di fermentazione, alla gestione impiantistica, soprattutto alla diffusione di sgradevoli odori concentrati in luoghi ristretti dove non avrebbero motivo di esistere, e poi l'aumentato rischio di incidenti locali etc . 
Le emissioni in atmosfera sono regolamentate per i parametri normali polveri totali, carbonio organico totale, monossido di carbonio, ossidi di azoto e CO2 etc. perché queste è noto che ci sono e derivano dal processo di combustione del biogas. 
Non è detto che non sia necessario implementare periodicamente l’alimentazione di biogas con quella di metano da rete secondo la concentrazione presente; può essere necessario intervenire per ridurre i l contenuto di CO2 che è compagno costante del metano nel biogas, e contribuisce ad aumentare la concentrazione emessa localmente in atmosfera; potrebbe essere necessario trattare il gas per eliminare o ridurre gli inquinanti compagni e puzzolenti come l’idrogeno solforato o acido solfidrico. L’ambiente dove operano questi impianti, può essere contaminato da elementi corrosivi che agiscono nel tempo sulle strutture circostanti;l’idrogeno solforato ed i composti organici alogenati, che possono essere presenti nel biogas, emessi in atmosfera condensano in soluzioni acide e corrosive, causando danni agli impianti i quali necessitano di costante manutenzione ed all’ambiente circostante. 
L’impianto può necessitare di accessori come deumidificatori, cicloni depolveratori, frigoriferi, scrubber per il trattamento, depuratori a secco o a umido, carboni per la deodorazione, soffianti e motori etc. divenendo un complesso non proprio piccolo e semplice per essere localizzato in un unico luogo e non propriamente "non inquinante" dello spazio limitato in cui la sua azione viene espletata. 
La corrosione ambientale è notoriamente correlata alla presenza di impianti di cogenerazione elettrica mediante combustione di biogas infatti tutti gli impianti con cui viene in contatto sono in materiali speciali anticorrosione.
La maggior parte delle opposizioni delle popolazioni alla realizzazione o al mantenimento di impianti nei pressi degli abitati fa riferimento alla presenza ampiamente riscontrata di odori sgradevoli e costanti; le problematiche legate all’inquinamento visivo e acustico sono un altro punto di contrasto e ancora è il posizionamento degli stoccaggi di biomasse nei pressi delle zone di ricarica o di vulnerabilità delle falde freatiche con aumento della possibilità di inquinamento dell’acqua nell’ambiente tipico delle zone pedemontane. 
E’ ovvio, ma spesso dimenticato, che non si possono né si devono trattare rifiuti speciali e organici, come per esempio i liquami in prossimità delle falde acquifere, o impianti odorigeni vicino agli abitati ed alle zone di pregio, dimenticato soprattutto quando l’interesse economico è immediato e primario in particolare degli imprenditori agricoli che si consorziano per realizzare queste strutture al alto reddito.
Portare la materia prima sul posto di stoccaggio e combustione crea implementazione ed aumento dei consumi di risorse , costi di gestione e manutenzione di strade e luoghi, rischio di incidenti e tutto ciò che è connesso all’infrastruttura che ha scarso ritorno e non a breve termine, nelle tasche dei cittadini non coinvolti. Il territorio, e le comunità che lo abitano sono fondamentali.
Il biogas è un composto niente affatto pulito; può essere carico di contaminanti i più svariati secondo la provenienza; appare assolutamente necessaria la scelta e la sorveglianza della filiera di produzione che più corta è meglio è ; non si può pensare di alimentare impianti di dimensioni accettabili e convenienti, si ricordi lo scopo che è produrre più energia e profitto possibile, con produzioni esclusivamente locali, non fosse altro perchè i cicli naturali sono stagionali. 
Impianti alimentati da biomasse che derivano dalle colture stagionali richiedono grandi aree strutturate per lo stoccaggio del materiale il quale si rende disponibile solo una o due volte l'anno. Problemi legati alla stagionalità delle produzioni di insilati e di accumulo nei fermentatori sono comuni per ogni produttore agroindustriale.
Non è neppure vero che gli impianti a biogas non influiscono sulla concentrazione di CO2 perché rilasciano solo quella immagazzinata dalla natura stessa, argomento caro a chi li sostiene. 
Gli impianti a causa del trasporto della massa, mangimi, foraggi e deiezioni,o addirittura gas accumulato in altri posti, a causa della produzione di biogas e della sua combustione, immettono in un ambiente molto localizzato ed in tempi brevi CO2 in alte concentrazioni.
In effetti la CO2 emessa per produrre energia, incrementa nell’immediato e non solo localmente, l’anidride carbonica nell’ambiente; è si la stessa che le piante usano per crescere ma in natura, finchè esse non muoiono e degradano completamente, (e i tempi sono molto lunghi e gli spazi sono immensi) CO2 rimane imprigionata, nelle piante e nelle erbe stesse; essa torna nell’atmosfera attraverso i normali processi di degradazione della sostanza organica solo dopo molto tempo dalla morte. 
La produzione delle biomasse necessarie avviene su aree enormi, spesso sottratte alla produzione alimentare; sono necessarie enormi quantità d’acqua; quale impronta ecologica gigantesca corrisponde, al consumo di risorse energetiche fossili necessarie alla preparazione e distribuzione dei fertilizzanti che inquineranno, all’aratura, alla raccolta all’accumulo, al trasporto, alla costruzione impiantistica. Quanta CO2 si produce nella filiera? 
Il calore prodotto assieme all’energia elettrica costituisce un ulteriore problema comportante trattamenti ulteriori, impianti ulteriori, conseguenze ulteriori. Deve essere utilizzato o sprecato! Il trattamento del residuo della produzione fermentativa può utilizzarlo. Può essere trasformato in qualcosa di secco e utile e soprattutto meno puzzolente ma non è semplice e neppure banale.
Per concludere: il possibile impatto olfattivo che potrebbe arrecare l’impianto sul territorio a destinazione alimentare tipica è forse il maggior argomento di contrasto: non è chiaro quali sistemi sono previsti per contenere gli odori durante l’entrata e l’uscita dei mezzi e dagli stoccaggi e dalla gestione impiantistica. Immaginatevi il compratore che va a visitare la cantina o il prosciuttificio o pranza al ristorante con un “sano” odore (tutti conoscete quello del letame o dei maiali) ma quello di fermentazione abbondantemente diffuso quando non propriamente di biogas avete mai provato ad annusarlo? È stomachevole! 
L’aumento del traffico veicolare: non risulta chiaro come si prevede distribuire il traffico durante la settimana, in considerazione che la materia prima non è prodotta localmente o nell’ambito comunale.
Lo scarico delle acque cariche di COD e di azoto (anche ammoniacale) e della frazione del digestato depurato, (e puzzolente) non è chiaro come avvenga; occorre garantire il rispetto della legge 152 del 2006 e s.m.i. 
L’impatto ambientale, che silos alti dieci metri potrebbero causare in uno dei paesaggi più suggestivi del territorio costituiscono un ultimo problema. 
Non occorre forse e sempre domandarsi: ne vale davvero la pena? Il territorio è di tutti, il sacrificio ed i costi di tutti, l’interesse anche? 
La bibliografia sulle discariche indica una produzione di circa 4-6 milioni di metri cubi di biogas all'anno per una discarica da 1.000.000 di metri cubi di rifiuti. I Comuni e le Provincie che agevolano con facilità l’installazione di nuovi impianti sembrano invece trascurare, così come i Gestori, l’utilizzo di queste grandi quantità di biogas, ipotetiche, disponibili sembra, a basso costo a favore dello sfruttamento superficiale per il posizionamento di pannelli fotovoltaici. Naturalmente il biogas viene comunque prodotto e comunque deve venire estratto e bruciato in torce distruttive, per motivi di sicurezza. Le due tecnologie non sono incompatibili anzi, in questo caso complementari.
Ci saranno interessi e non sempre condivisi? 

Antonio Balzani 

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LA TERRA DEI FUOCHI

Inceneritori o discariche?

La terra dei fuochi: quante volte ho sentito questa definizione nei giorni scorsi. E sempre la solita assurda manfrina pro o contro i termo valorizzatori.

Proviamo a ragionare senza pregiudizio.

Inquinamento equivale all'alterazione dei parametri ambientali esistenti.

Non si può vivere senza inquinare: solo il fatto di respirare o mangiare causa emissione di gas serra come anidride carbonica o metano in atmosfera.

Tutti gli animali presenti al mondo lo fanno, poi ci sono le industrie e il clima che cambia.

Non possiamo vivere senza consumare, anzi siamo spinti a farlo sempre di più e parole come igiene e sicurezza impongono l’uso della plastica in ogni dove a livelli assurdi.

Dal packaging doppio o triplo all'uso di detergenti creme e profumi pieni, come minimo, di sostanze plastificanti e nanoparticelle che in quantità rilevanti non fanno certo bene alla salute.

Consumare vuol dire produrre rifiuti! 

Produrre vuol dire avere scarti e parti residue.

La cattiva gestione di questi significa trovarseli nell'aria, nell'acqua e nei terreni e poi mangiarseli, berseli e respirarseli.

I rifiuti, raccolti in modo differenziato sono più facili da destinare alla seconda fase della loro vita.

Il riutilizzo per primo, il riciclo dove possibile di ciò che non è riutilizzabile e infine la distruzione, con recupero energetico, del residuo inutilizzabile sono ciò che è possibile fare.

Non si capisce perché tutti i politici a ogni livello, siano d’accordo con la teoria delle due prime fasi e non con l’ultima. Forse preferisco non capire.

Senza differenziazione non si può parlare di riutilizzo: il policarbonato di molte bottiglie che noi scambiamo per semplice plastica dura, per esempio, può essere lavato e riutilizzato decine di volte come il vetro.

Materiali da costruzione possono essere riutilizzati proprio lì dove sono state demolite le costruzioni che li contenevano, dopo averli differenziati, senza alterare lo stato dei luoghi.

I materiali monouso dovrebbero semplicemente essere vietati ma ci sono e bisogna disfarsene.

Il riciclo è possibile ma solo dopo la differenziazione e per alcuni materiali idonei in condizioni particolari; è trasformazione in altri materiali e prodotti di utilizzo differente rispetto quello di origine.

Vale per il vetro come per alcune plastiche che possono diventare tessuti di paille (i nostri amati pile) o teloni o sacchi per le immondizie o tanti altri oggetti oppure per la gomma etc.

La lista è lunga e la tecnologia avanza.

Il riciclo è un processo industriale costoso e dunque deve avere scopo e mercato perché deve produrre anche guadagno. E' anche inquinante come tutti gli altri.

In un percorso virtuoso, puramente teorico perché noi non abbiamo rispetto né per l’ambiente né per le regole, rimangono comunque una parte di residui che non possono essere riutilizzati né riciclati.

Le soluzioni sono due: seppellirli o bruciarli.

La via preferita pare essere quella dell’interramento controllato: definizione che è altrettanto aleatoria del percorso virtuoso.

Una discarica ben progettata, ben realizzata, ben gestita e ben controllata (non quei buchi per terra, quei riempimenti di cave porose, quelle oscenità a controllo mafioso, camorristico, delinquenziale che ci ritroviamo) ha comunque un tempo di degrado e stabilizzazione di circa duecento anni.

Costa alla comunità per duecento anni; rimane pericolosa e rischiosa per almeno tutto quel tempo.

E’ possibile stimare, con buona approssimazione, il tempo residuo di degradazione dei rifiuti contenuti mediante algoritmi ben noti ma solo a partire dalla precisa conoscenza di cosa sia entrato e di quando sia entrato.

In ogni altra condizione l’unica certezza è che per almeno duecento anni saranno inquinate pesantemente e localmente, in modo irrimediabile, nocivo se non tossico, aria, terreni e naturalmente acque.

I residui ultimi dopo le prime fasi di differenziazione, riutilizzo, riciclo, conservano comunque un valore: hanno una notevole capacità energetica che può essere sfruttata con produzione di energia che per definizione è alternativa.

Alternativa a quella generata dalla combustione di petrolio, carbone o gas naturale, ovviamente.

La combustione dei residui può essere effettuata in impianti industriali, tecnologici, costosi, necessariamente controllati e facilmente controllabili, aggiornabili, adeguabili ed infine se obsoleti e non efficienti, spenti definitivamente.

Il contributo di inquinamento da polveri sottili aerodisperse dai venti in quota è certamente un problema ma si somma a quello delle polveri naturali e dei pollini vegetali su areali vastissimi senza o con minime ricadute locali. Acqua e terreni sono risparmiati.  

Mi ha sempre fatto specie sentire definire il sole e il vento fonti di energia alternativa: dovrebbero essere e sono fonti primarie; il petrolio semmai dovrebbe essere alternativo.

Quanto sia stupido bruciare petrolio è dimostrabile semplicemente considerando le infinite potenzialità di trasformazione di quella sostanza in prodotti utili e utilizzabili.

Sento dire che i termo valorizzatori sono terreno d’interesse mafioso e camorristico.

E’ possibile ma sono industrie, autorizzabili e controllabili come tante altre.

Forse l’interesse mafioso e camorristico non c’è nel trasporto, nell'interramento, nella distruzione incontrollata, nell'evasione fiscale e nel lascito inquinante della gestione dei rifiuti in discarica? O forse non c’è nella gestione di un’emergenza continua divenuta sistema?

Perché non si realizzano discariche in prossimità delle zone di produzione? Perfettamente visibili e controllabili anche dai cittadini? Puzzano e sono sporche!

Sento dire che non è necessario produrre energia dai termo valorizzatori perché ci sono già il sole e il vento: è vero ma visto che sono una fonte alternativa non possono essere la sola.

Il giorno che l’energia elettrica prodotta da sole e vento in Sicilia, in grande eccedenza per i fabbisogni locali, fosse resa disponibile al resto del paese mediante l’allacciamento delle reti di distribuzione attualmente inesistenti, bene forse un passo avanti sarebbe fatto. 

Il giorno che l’importanza delle fonti solari e ventose fosse ritenuta prioritaria e primaria e allora tutti gli alberghi, le piscine, gli ospedali rivieraschi, con consumi energetici concentrati in periodi ridotti e naturalmente situati in zone soleggiate e ventose, fossero obbligatoriamente dotati di impianti solari ed eolici, così come scuole, ospedali e palazzi di enti pubblici, contribuendo alla riduzione del fabbisogno di energia da petrolio combusto, allora ci crederei e crederei anche nella buona fede dei politici non camorristi, mafiosi o prezzolati.

Sento parlare a sproposito di diossine e IPA (idrocarburi policiclici e aromatici che ne sono i precursori) provenendo questi, nella percezione comune sostenuta e diffusa da costosa propaganda, pare, esclusivamente dai termo valorizzatori, efficienti e controllati che bruciano ad altissime temperature, maggiori di ottocento gradi; come se le diossine (di cui tra l’altro una sola è cancerogena su diciassette della famiglia e la cui presenza attuale e permanente è sostanzialmente dovuta all'utilizzo intensivo del DDT dalla guerra fino agli anni settanta: ricordate il flit?).

Ricordo che i prodotti pericolosi e cancerogeni della combustione sono legati a ogni tipo di combustione, soprattutto a quelle che avvengono a bassa temperatura, appunto inferiore a ottocento gradi: dalla combustione nei motori (i FAP non sono altro che mini inceneritori mobili che fermano le PM10 per bruciarle poi durante la “rigenerazione” trasformandole in PM 2,5: micro polveri con elevati contenuti metallici), per passare agli incendi boschivi, (non solo dolosi) per arrivare ai riscaldamenti domestici. Ah, dimenticavo i roghi dei rifiuti nelle discariche autorizzate, in quelle incontrollate, nei capannoni di stoccaggio provvisorio, ai bordi delle strade, vertice massimo di espressione della sensibilità ambientale del popolo, ad uso e consumo dei camorristi e dei mafiosi e delinquenti di ogni razza ed estrazione.

Credo che per una volta posso concordare con il vicepremier Salvini con il quale ho ben poco d’altro da spartire: forse non proprio uno per provincia ma almeno uno ogni ambito, magari tre o quattro provincie, si.

Ci vogliono, sono necessari e sono utili i termo valorizzatori e la loro progettazione, costruzione, tecnologia d’avanguardia; le autorizzazioni e il loro rispetto, rigidamente controllato durante la gestione.

Il problema vero dei termo valorizzatori è proprio nelle condizioni di autorizzazione e nello scopo: sono in grado di bruciare qualunque cosa ma ovviamente sono costruiti per essere efficienti e produrre guadagni cioè energia elettrica e calore riutilizzabile.

L’autorizzazione va data in funzione del ciclo tecnologico e della sua potenzialità non limitando altrimenti le quantità a loro conferibili ma obbligandoli anzi a prendere e trattare del rifiuto a fine vita, il buono come il meno buono.

Ovvio che se fossero invece costretti dalla politica del falso ambientalismo da bar e da elezioni, a rispettare quantitativi o tonnellaggi di conferimento al grido di “non vogliamo i rifiuti degli altri”, "prima il riciclaggio" (che ovvietà) si avrebbero impianti sempre sovra dimensionati e poi limitati che  tenterebbero di scegliere i conferimenti accettabili all'interno delle quantità previste, bruciando solo rifiuti a massimo contenuto energetico cioè plastica carta etc. piuttosto che gli sfalci e ciò per ottenere a parità di tonnellaggio il massimo risultato, per altro mai raggiungibile.

Questa condizione lascerebbe sempre fuori o indietro l’indifferenziato e il suo problema connesso rispondendo di fatto  “e allora teneteveli”.

                                                                                    Antonio Balzani

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