Titoli

4) Discariche verso Inceneritori.

5) L'immigrazione controllata è una risorsa?

6) Mutamenti climatici e sostenibilità. A chi importa veramente?

l'IMMIGRAZIONE CONTROLLATA E' UNA RISORSA?

L’immigrazione controllata è una risorsa.  Quella incontrollata un problema!

Un’ Europa con 500.000.000 abitanti più o meno. Può esistere veramente il problema dell’accoglienza e della gestione di uno o anche due milioni o anche tre o quattro, di poveracci che tentano di immigrare, sfuggendo da situazioni di rischio o povertà oppure semplicemente cercando una fortuna migliore nel paese di utopia? 

Quanti milioni di Italiani hanno fatto lo stesso e lo fanno tuttora?

Siamo costretti a subire, in questo periodo storico, una migrazione di popoli in cerca di possibilità di vita migliori rispetto quella dei loro paesi.

Molti di loro sono musulmani, la gran parte; ciò significa un aumento relativo della popolazione musulmana in Europa, popolazione cresciuta a dismisura negli ultimi trent’anni.

Quando io ero piccolo non esistevano uomini neri in Italia, il primo che ho visto era in Inghilterra, mi hanno portato apposta a vederlo, come allo zoo. Viaggiare a Parigi oggi o in molte città francesi, equivale a viaggiare in città in gran parte arabe. A Roma c’è la più grande moschea d’Europa a meno di 2 km da San Pietro. Perdersi nei mercati rionali è come fare un viaggio in oriente o a sud del Mediterraneo. La capitale mondiale della Chiesa cattolica conta il 10% di musulmani.

La grande presenza di musulmani in Europa oggi dà a loro coscienza della forza che rappresentano. Il numero fa la forza. Non vivono più nell’ombra. Proclamano liberamente ed esigono fortemente, di essere riconosciuti ancor più che conosciuti. Non sono più disposti a tollerare il disprezzo anzi, lo ricambiano. Richiedono sempre maggiori concessioni alla loro cultura al loro modo di vivere, richiedono quantomeno una uguale considerazione dei loro luoghi di culto rispetto a quelli dei cristiani, ma loro sempre lo esigono, dichiarandoli superiori a quelli delle altre religioni.

Non si può non rendersi conto che in tutto il mondo musulmano purtroppo, l’essere cristiano è una cosa proibita o quanto meno molto limitata e condizionata. Ciò che esigono non ricambiano.

I missionari spesso sono dei fuorilegge e rischiano in prima persona punizioni barbare come la fustigazione, il carcere duro, se va bene l’espulsione, se va male la morte e per i loro convertiti spesso, l’accusa di tradimento della vera fede e la condanna alla lapidazione. Quantomeno l’emarginazione.

Paura, risentimento, malanimo nei confronti dei musulmani sono ampiamente diffusi tra gli europei che non si sentono più a casa loro nelle loro città. Nessuno è contento.

Ma è vero? O esistono fenomenologie mediatiche che stimolano questa percezione malata?

Nei paesi arabi più occidentalizzati la ripresa della restaurazione musulmana è sempre più accelerata.

Stiamo assistendo a una nuova espansione islamica, laica ma che necessariamente è seguita dall’espansione religiosa, spesso fanatica, fondamentalista.

L’Europa c’è già passata, ci sono voluti 1000 anni per liberarsene a prezzo di altrettante violenze e soprusi guerre e carneficine benedette da altrettanto fondamentalismo cristiano.

Viviamo in tempi pericolosi, scoraggianti. Eppure, a differenza di allora il cristianesimo oggi è tutt’altro che europeo, anzi è cosmopolita, africano, orientale, appartiene all’America Latina.

Nulla dovrebbe giustificare la contrapposizione in atto. Cosa si vuole attuare per contrastare la storia?

Forse cacciare tutti gli immigrati, fortificare le città, introdurre stati di polizia e di oppressione: vogliamo tornare al medioevo? Fomentare una crociata?

L’interrogativo esiste ed è più pericoloso della domanda: è un tempo idoneo, c’è spazio ora per la nascita anzi, alla rinascita dei fondamentalismi opposti, dei fascismi, dei razzismi, dei nazismi, delle dittature forti, dei nazionalismi, dei localismi, delle patrie, delle guerre giuste e sante.

Quale più semplice soluzione di una guerra fra l’Europa in crisi economica e il mondo musulmano in espansione demografica?

La Chiesa cattolica non manca di ricordi storici, non proprio esaltanti, della sua lotta alle altre espressioni religiose o comunque di pensiero: le eresie, i templari, l’inquisizione, Giordano Bruno, la famiglia Borgia, la repressione spietata di ogni idea contrastante, l’affermazione costante del potere anche temporale.

Oggi pare cambiata, pare cavalcare piuttosto l’onda della tolleranza, della pazienza, del lavoro e della preghiera, forse semplicemente perché si sente più debole, meno coinvolta temporalmente e meno capace di affrontare l’invasione islamica. Forse perché siamo semplicemente cambiati noi: ci siamo socialmente evoluti.

La metà di tutto il petrolio che esiste o che rimane se preferite, sulla terra, si trova in Arabia e nelle aree circostanti dove regna, assoluto, un unico potere religioso ed economico, oligarchico; un’area geografica  dove nascono, crescono e da dove si espandono i gruppi come “Al Quaeda e l’ISIS “ terroristi, sostenitori della rivoluzione contro il capitalismo ed il colonialismo altrui: figli del nostro.

Fondamentalisti e fanatici. I talebani in Afghanistan, la fratellanza musulmana in Egitto etc.

In Europa i musulmani, anche quelli integrati, stanno rinunciando all’idea di essere considerati europei a favore di quella di essere considerati membri della comunità islamica.

Il problema del rapporto con l’Islam deve essere affrontato, ragionevolmente e pacatamente oggi, altrimenti perderemmo l’ultima occasione di evitare uno scontro, purtroppo presumibilmente, inevitabile: prima o poi qualcuno invocherà una guerra santa e non dobbiamo dimenticarci che America e Russia, Cina, India e Israele così

come Iran e Pakistan, Corea, sono tutte potenze nucleari.

-          Fermatevi uomini dell’ovest, dell’est, del Nord e del sud; fermatevi si avvicina l’ora del destino, stiamo vivendo l’inizio di un incubo, lo stesso incubo comune per tanti.

Cosa facciamo?

I giovani sono immemori della guerra infame ed infamante, aspirano ad una rivoluzione ad un cambiamento come sempre fanno loro.

Occorre un avversario nuovo e che non sia il capitalismo altrettanto oligarchico, occidentale, che li indottrina ogni giorno, che li ha trasformati da uomini in consumatori.

Non comprendo altrimenti come in una Europa di 500.000.000 abitanti più o meno, possa esistere veramente, il problema dell’accoglienza e della gestione di uno o anche due milioni di poveracci che tentano di immigrare, sfuggendo da situazioni di rischio o povertà oppure semplicemente cercando una fortuna migliore nel paese di utopia.  Quanti milioni di Italiani hanno fatto lo stesso e lo fanno tuttora?

Dobbiamo chiedere ai morti!

Essi possono insegnarci molte cose, possono spiegarci molte cose, ma forse basta soltanto ricordarli e ricordando loro, ricordarci di ciò che è stato per sapere cosa potrebbe essere di nuovo, e ancora di nuovo, e ancora di nuovo.

 

 

A.Balzani

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di Ecologia e Cucina

L’universo sta alla Cucina e alle sue innumerevoli ricette come i cuochi all’umanità? Comprende quindi acciaio, plastica, gas, tessuti, frutta e verdura, animali vivi e morti, rabbia, creatività e stupidità?

L’ecologia sta all’ambiente, alle piante, agli animali ed all’uomo, come il libro di cucina sta ad un ristorante, alla sua cucina ai cuochi e alla clientela. Miliardi di ristoranti e cuochi e ricette.

Il tema dell‘ecologia e dell’ambiente è sempre attuale e molto utilizzato, spesso a sproposito ma ancora più spesso “con” proposito e non sempre è positivo l’uso che se ne fa.

 

Il tema dell‘ecologia e dell’ambiente è sempre attuale e molto utilizzato, spesso a sproposito ma ancora più spesso “con” proposito.

-      L’UNIVERSO sta alla Cucina come i cuochi all’umanità?  Comprende quindi acciaio, plastica, gas, tessuti, frutta e verdura, animali vivi e morti, rabbia, creatività e stupidità?

Si potrebbe parlare di ecologia universale, di ecologia galattica, planetaria, di ecologia biologica, via via a livelli sempre più strutturati ed organizzati a causa della creazione e formazione continua di nuovi parametri, ogni volta, al variare delle condizioni di equilibrio energetico complessivo. Comunque si potrebbe parlare di interazione attuale ed ipotizzare, variando la scala di definizione dell'ambiente - sistema studiato, di nuove possibilità di interazione.

Di fatto nei miliardi di anni tutta la massa e l'energia universale che erano concentrate nel punto iniziale si sono svolte fino ad ora.

La natura si è evoluta, si evolve e rinnova mediante ripetizione infinita di meccanismi, semplici ed energeticamente poco costosi. Per ogni nuova possibilità di interazione, una nuova variazione.

-      Si potrebbe affermare e discuterne che l'universo essendo il compendio totale di tutto ciò che è la NATURA, è autoreferente. Ma preferisco un approccio più semplice.

L’ecologia sta all’ambiente, alle piante, agli animali ed all’uomo, come un libro di cucina sta ad un ristorante, alla sua cucina, ai cuochi e alla clientela.

Un libro di cucina contiene numerosissime ricette di vario tipo. Milioni di libri, miliardi di ricette.

Il cuoco di un ristorante realizza alcune di queste e le sottopone al giudizio della clientela nel suo ristorante. Miliardi di ristoranti, decine di miliardi di variazioni.

-      Il ristorante ed il suo cuoco hanno successo oppure vengono abbandonati.

Il cuoco studia alcune ricette, le elabora per attualizzarle, adattarle al momento attuale ed alla clientela, le modifica, le realizza e le propone al pubblico: avranno successo oppure no.

Più probabilmente, piaceranno ad una parte che ne sarà entusiasta mentre ad un’altra, saranno totalmente sgradite; la maggioranza dei clienti continuerà ad apprezzare il ristorante nel suo insieme piuttosto che per la singola ricetta.

In ogni caso, quella nuova ricetta entrerà nei contenuti complessivi del “libro di cucina” e lo modificherà, senza alterarne la sostanza.

Fin qui credo possiamo tutti essere d’accordo; tuttavia i libri di ricette sono tanti, i cuochi sono tanti e tanti i ristoranti.

-      Parlare di ecologia è come parlare di cucina.

La summa di tutti i libri di ricette esistenti nel mondo, elaborate e realizzate in continuazione da tutti i cuochi del mondo, in tutti i paesi del mondo e costantemente integrati, stimolati dall’approvazione, dal gradimento o dalla repulsione di ogni singolo cliente, ristorante per ristorante, ricetta per ricetta. Non dimentichiamo le mamme e le casalinghe, gli scapoli e chi gestisce in totale autonomia il proprio orto e la propria tavola di ogni giorno: ricette a volte non scritte nei libri. Questo significa parlare di cucina.

Associare, nello stesso contesto o discorso l’ecologismo all’ambientalismo, all’animalismo, la caccia, lo sport, le necessità del territorio, (quale e dove?) e chi più ne ha ne metta nelle varie sfumature ed accezzioni, è come associare il maiale, strutto e burro, al pollame o carni bianche oppure cereali, olio, pasta, pesce, e poi formaggio, frutta e verdura, e naturalmente dolce e poi birra, vino, amari e superalcolici, associarli alla cucina orientale, poi a quella cinese (non poco), o per non andare lontano, semplicemente a quella italiana: di cosa stiamo parlando se non di assolute, enormi, artificiose ed insostenibili, approssimazioni?

-      Quale cucina italiana? in che località, in che stagione? Quale formaggio?

Il metodo scientifico prevede per ogni studio fenomenico la definizione del contesto e dell’osservatore: tempo, spazio e parametri interattivi.

-      Senza definire chi fa cosa, dove la fa, quando la fa e perché la fa, non si possono effettuare osservazioni, tantomeno oggettive se non si definisce l’osservatore ed il punto di osservazione: il punto di vista!

L'ECOLOGIA: è la scienza che studia gli equilibri, dinamici, che regolano gli ecosistemi cioè le interazioni tra i vari parametri (le reciproche influenze) e gli effetti di queste interazioni su tutti i molteplici equilibri che per questo, negli ecosistemi, si vengono continuamente a creare e distruggere (per questo equilibri dinamici).

I sistemi stessi si modificano di conseguenza, adattandosi alle nuove condizioni, definite nel tempo e nello spazio.

So che non risulta di semplice comprensione ma è così.

Un sistema naturale è veramente un complesso equilibrio, energeticamente dinamico, definito nello spazio e nel tempo, di parametri fisici, chimici, biologici i quali interagiscono, tra loro in a volte in modo minimale, altre volte in modo macroscopico; è un sistema che tende complessivamente al minor consumo possibile di energia.

-      Ogni interazione è contemporaneamente causa ed effetto di ulteriori interazioni e variazioni dell’equilibrio energetico, particolare e complessivo e di modificazioni del sistema stesso.

Ovviamente ne deriva che per studiare un sistema naturale occorre suddividerlo, classificarlo e definirlo nello spazio, nel tempo e nei parametri interattivi caratteristici, farlo a pezzetti piccoli, studiarli singolarmente e poi confrontare i risultati per cercare di definire l’uniformità di piccole aree adiacenti tra loro, cercando di comporre un gigantesco puzzle che però non sta mai fermo e cambia in continuazione l’immagine complessiva.

Occorre valutare e comparare ogni singolo ristorante ed ogni singola ricetta di ognuno.

-      Le semplificazioni divengono dunque, spesso, semplici aberrazioni.

L’ecologia tenta di interpolare i sistemi ed applicare le induzioni e le deduzioni al sistema più grande, di tipo aperto, rappresentato dai fiumi, dai mari, dai cieli, dalla terra, dai suoi abitanti, dall’universo, dal multiuniverso, complessivamente.

-      Per poi verificarle.

L’uomo ed ogni cosa, interagiscono tra loro e fra i fattori presenti ed attivi, scambiando energia, formando situazioni precarie di equilibri, dinamici, cioè in cambiamento continuo.

Lo fanno tutti insieme, INQUINANDO. Cioè modificando lo status quo preesistente.

Tutto ciò è l’ecologia! Il complesso degli equilibri dinamici interagenti, il sistema complessivo dei rapporti in equilibrio ed anche la summa delle scienze che studiano questi equilibri.

L’uomo studia i sistemi naturali, la natura e sé stesso, applicando all’ecologia il metodo scientifico: osservazione - deduzione - indipendenza dall’osservatore, oggettività – misura - riproducibilità dei fenomeni, definendo per il maggior numero di eventi possibile, lo spazio in cui avvengono, il tempo e il numero di parametri interattivi che partecipano: chi fa cosa, quando e dove, riferendoli ad un sistema “di riferimento” certo e condiviso per poterne comparare i risultati.

-      L’ ECOLOGIA non è la scienza che studia i rapporti tra gli esseri viventi e l'ambiente come comunemente viene spiegato semplificando ma come per LA CUCINA, è la summa di tutte le scienze che studiano tutte le possibili interazioni tra tutti i possibili parametri tra cui la vita, nel suo contesto, senza distinguere se sia organica o meno, se sia grande o piccola, se sia cosciente o meno. Semplicemente, molto più semplicemente, se e quando qualcosa agisce ed interagisce agli stimoli energetici, provocati da altri parametri presenti: dove, se, quando e come, essi ci siano.

Se è così complesso, come è possibile farlo? Scegliendo di volta in volta la scala di osservazione che risulta più adatta, utile, efficace, alla previsione dei fenomeni evolutivi degli equilibri in essere. Studiando cioè per settori e argomenti ed ogni tanto incrociando i dati con quelli provenienti dagli studi differenti, per altri settori e altri argomenti.

L’ecologia dipende dal punto di vista: è la complessità ma anche la correlazione completa e totale tra tutto ciò che esiste di materiale ed avente una massa, compreso ciò che portato al limite della minima massa possibile, diviene pura energia per qualche istante almeno, per poi di nuovo trasformarsi.

Gli effetti sull’ambiente? Sono finalizzati ai bisogni e alle necessità dell’uomo.

-      È un equilibrio di bisogni, un bilanciamento di appetiti, in un tempo e uno spazio limitati.

Di certo nessun animale è in grado di degradare e rendere inospitale il suo ambiente vitale perché l’ecologia del contesto ambientale è un equilibrio che non lo permette: alterarlo oltre il limite tollerabile significa estinzione.

-      L’inquinamento è senz’altro l’alterazione dei parametri ambientali preesistenti: l’alterazione dei parametri ambientali più frequentemente e statisticamente noti e presenti che poi può diventare, localmente, uno stato di eccessiva alterazione, di malattia, di consumo di energia, malessere e disagio. 

Nessun predatore uccide senza fame o paura, senza mangiare o solo per assaggiare.

Noi siamo pochi per fortuna!

I predatori devono, necessariamente, essere molti meno delle prede!

A proposito dei lupi argomento spesso dibattuto in questo momento: in Italia si contano circa 1000 lupi per circa 10000 ibridi, i quali di derivazione canina domestica, non evitano l’uomo ed i suoi paraggi.

Noi, come siamo, resteremo all’apice finché l’equilibrio dinamico dell’ecologia ce lo permetterà, quindi ci estingueremo o almeno ci ridurremo di numero in un modo o nell’altro. Sicuramente ci modificheremo adattandoci.

-          La natura è importante, è connessa a noi e noi ne facciamo parte.

La natura non è uno stato definitivo salvaguardabile e conservabile, inalterabile ma un sistema che si evolve e si ristruttura mediante la ripetizione e moltiplicazione all’infinito delle forme più semplici, a massima resa e minor costo energetico. Un processo dinamico di lenta interazione, in funzione dell’energia disponibile a formare equilibri anch’essi e sempre dinamici.

L’inquinamento coincide con le attività vitali, è il risultato dell’elaborazione della ricetta classica e modifica il piatto del ristorante; può essere apprezzato oppure no può essere più o meno dispendioso, più o meno redditizio e gratificante.

Tutto è collegato, biologia e botanica, vertebrati, invertebrati, chimica e fisica, comportamento, geologia e meccanica, medicina. Un oceano che raduna tutte le scienze. É l’ecologia.

L’equilibrio tra il contesto e le specie che lo riempiono, si chiama ecologia.

-      La distruzione di un habitat richiede energia e provoca, sempre e comunque, una serie di estinzioni.

L’equilibrio maggiormente stabile, quello verso cui tende la natura è quello più riposante, in cui il dispendio di energia necessario per mantenerlo è il minimo necessario; è quello che avrà maggiori probabilità di esistere e sopravvivere più a lungo. Il nostro costa molta energia.

-      L’ecologia ci ricomprende naturalmente, tra i parametri attivi ma può anche farne a meno.

Dobbiamo rispettare la naturalità delle cose, per rispetto almeno a noi stessi ma non possiamo ridurci a vivere al minimo delle necessità, il che sarebbe sufficiente per una persona nella condizione di Robinson Crusoe: non possiamo tutti, ritirarci in un eremo a vivere completamente da soli, frugalmente; non possiamo tutti, ridurci al consumo esclusivo di alcuni vegetali di provenienza locale, per quanto in caso di necessità possa essere possibile farlo; non possiamo, nessuno di noi può, fare a meno della società e dei suoi vincoli, né sfuggirle completamente; Questa branca di studio si chiama ecologia sociale: ancora un nuovo sistema di equilibri dinamici.

-      Abbiamo bisogno di inquinare.

Basterebbe, forse, soltanto un po’ di moderazione in ciascuno; si può fare.

Sarebbe utile anche l’applicazione del buon senso, per limitare i danni amplificando i benefici. Magari, come nel domino, il beneficio proveniente dal movimento di una tessera potrebbe estendersi ad altre fino a comprenderle tutte. Un fatto è certo, lapalissiano: le tessere cadute non sono più in piedi e in ogni caso quando si fa qualcosa, qualcosa si ottiene.

Antonio Balzani                           

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Mutamenti climatici e sostenibilità

Le attività umane non sono la causa, non l’unica né la maggiore ma certamente una concausa rilevante a determinare il mutamento climatico accertato.

Sono prevedibili ripercussioni sul sistema socio - economico degli stati. La discussione è ancora aperta. A chi importa lo sviluppo sostenibile quando fondamentale è il bisogno di indurre ulteriori consumi?

L’obiettivo della conferenza di Parigi 2015 è contenere l’aumento medio della temperatura sotto i due gradi. Almeno per quanto riguarda l’unico contributo controllabile, quello umano.

Se fosse ritenuta così efficace e prioritaria a livello nazionale ci si dovrebbe domandare perché i grandi consumatori nazionali di acqua calda (calore) ed energia elettrica che sono i complessi alberghieri litoranei, nei periodi estivi, gli ospedali, le scuole ed i grandi uffici pubblici in modo minore, non partecipano obbligatoriamente al programma di sviluppo incentivato.

 

Le attività umane non sono la causa ma certamente una concausa a determinare il mutamento climatico oggi accertato, con un rafforzamento reale del rischio globale per la continuità della specie umana nella forma di civiltà che conosciamo.

Sono attività spesso inquinanti, cioè che modificano significativamente lo stato ambientale preesistente, con effetti di degrado e influenza negativa sullo stato di agio e benessere e pieno godimento dell’ambiente di vita: le condizioni definite dall’OMS per la salute.

Occorre cercare e trovare so­luzioni di adattamento, sperimentare ed evolvere tecniche sociali per continuare a vivere al meglio, limitare i danni e rendere il più possibile godibile e utilizzabile il nostro ambiente di vita e lavoro nonostante i cambiamenti climatici, siano o meno provocati o solo accentuati dalle attività antropiche.

Occorre innanzitutto, a sentire i telegiornali e leggere i giornali, sostenere e ricercare o almeno mantenere, la crescita economica dei paesi ricchi e dunque non degradare eccessivamente la loro elevata capacità di consumo!

Bisogna in pratica aumentare comunque i consumatori e dunque la produzione di beni. Un bel dilemma! I consumatori potenziali ci sono in abbondanza ma come fare a farli maturare senza peggiorare le condizioni climatiche che, modificate, insistono sull’occidente industrializzato e ricco?

Non si può negare che l’opinione della maggioranza degli scienziati e le loro conclusioni attuali, accettate, fatte proprie ed avallate anche dalle Nazioni Unite, esprima il concetto che l’attività antropica se non proprio la causa determinante è comunque concausa e momento influente e accelerante delle variazioni climatiche attuali.

La discussione è ancora aperta ma appare che riscaldamento del sistema climatico sia inequivocabile e seppur limitata, la forzatura dovuta all’uomo sia comunque influente e accelerante e di fatto comunque l’unica su cui si può avere o tentare un controllo, conseguendo contemporaneamente e comunque, risultati rapidi di miglioramento delle condizioni di vita, degradate o in rapido declino, delle nostre città. La verità è che ci importa poco del resto del mondo ma a casa nostra le cose peggiorano e peggioreranno ed al resto del mondo si dovrà ricorrere.

Alcuni importanti scienziati anche dell’IPPC (Intergovernmental Panel on Climate Change) studiano scientificamente i cambiamenti climatici in funzione della riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra: i loro risultati e protocolli sono alla base delle Autorizzazioni Ambientali Integrate (AIA ) che prevedono l’utilizzo delle BAT  (le migliori tecnologie note e disponibili, compatibili economicamente) sistemi di controllo certificato dei siti e trasmissione al pubblico dei dati di emissione in ambiente, giorno per giorno o più spesso. Questi dati sono necessari alle grandi aziende produttrici che devono pianificare il loro futuro.

Tutti concordano che il cambiamento esiste. Alcuni considerano irrilevante il contributo umano rispetto la fenomenologia naturale; certo è che su questa evoluzione naturale l'uomo non può influire tuttavia

se rendiamo le nostre città invivibili, significa che abbiamo superato il limite possibile, al livello locale, di progresso con aumento del benessere supportato dallo sviluppo tecnologico.  

Il pieno godimento dell’ambiente di vita e di lavoro ne risulta compromesso. Lo stato di agio e benessere, l’equilibrio di sostenibilità che va in crisi. Occorre spostare l’attenzione alla sfera globale del mondo.

Sono in gioco ampi e grandi interessi, economici, finanziari e politici. Con­servare il monopolio del petrolio;

sfruttare economicamente le energie alternative; controllare produzione agricola e commercio su scala globale.

Gli stessi stati che hanno sfruttato per cinquant’anni o cento e più le risorse, compromettendo l’intero ambiente mondiale, oggi vorrebbero imporre a scapito di quegli stati finora sfruttati e che solo ora stanno crescendo, industrializzandosi, sollevandosi dalla condizione di miseria e povertà, una rinuncia all’industrializzazione rapida in nome della sostenibilità ambientale.  Non possiamo semplicemente spostare l’inquinamento a casa loro, sarebbe immorale e inutile. Se loro sono così è perché noi li abbiamo marchiati. Noi, gli stessi sfruttatori che li vorrebbero utilizzare e condizionare adesso, per non perdere guadagni e rinunciare a stili di vita che necessariamente invece, sono da superare.

L’opinione pubblica segue indottrinata, si conforma alla moda - pensiero del momento. Il medio, piccolo commerciante o produttore, ha timore di perdere lavoro e lauti incentivi e fondi governativi di cui oggi dispone largamente nel campo delle energie alternative; i media enfatizzano e spettacolarizzano gli aspetti deteriori.

Si invoca la conservazione, l’immobilità innaturale dell’ambiente, senza spendere per sostenerlo. Tutti in effetti sono anche chiamati ad assumere nuovi, responsabili atteggiamenti nelle piccole scelte quotidiane, modificando stili di vita che in ogni caso divengono, per l’enormità dei numeri, complessivamente rilevanti.

I lavoratori, le famiglie, sono purtroppo obbligate a pagare di tasca propria i costi del cambiamento proposto e sollecitato.

Le nuove sfide ambientali sono in ogni caso globali, ma i risultati derivano dalle applicazioni locali, sia progettuali che pratiche, del buon senso e della moderazione.

Pochi stati industrializzati hanno affrontato, molto restii e titubanti, di partecipare ai protocolli che furono proposti e condivisi a livello internazionale. Tra questi pochi, Stati Uniti e Cina non hanno firmato impegni, pur partecipando.

Importante ormai 20 anni fa la Convenzione sul clima e il Protocollo di Kyoto e il principio dello sviluppo sostenibile in cui si parla di ETICA, di Occuparsi di Ambiente in una visione globale, integrata.

Nel 1979 il problema era l’inquinamento dell’atmosfera, ormai inaccettabile, con diffusione e piogge acide oltre i limiti territoriali degli stati che chiedevano i danni ai produttori dello smog: Conferenza di Ginevra.

A metà anni ottanta (82) la protezione del mare e della biodiversità assunsero rilevanza: Convenzione di Montego Bay  (86-87)  e molte altre; l’argomento poi è la protezione della fascia dell’ozono, dai FREON: clorofuorocarburi. (Vienna e protocollo di Montreal). Gli effetti cominciano a vedersi ora e pare il buco dell’ozono si stia riportando a condizioni simili a quelle precedenti. La desertificazione avanzante in africa, in particolare nel SAEL divenne un’evidenza insopportabile. Oggi prosegue inarrestabile nell’intero emisfero Nord.

Nel 1992 a Rio de Janeiro finalmente apparve l’ONU nella conferenza mondiale sul clima. Un’ impegno: combattere comunque l’emissione di gas serra anche in assenza della certezza scientifica della concausalità. Risultato rilevante.

La convenzione mirava solo a stabilizzare e a non incrementare le concentrazioni presenti e note di gas serra in atmosfera. Si parlava però per la prima volta, di equità e sostenibilità dello sviluppo e questo è il vero problema.

Nel dicembre 1997 a Kyoto venne approvato un nuovo protocollo: vanno ridotti (non più mantenuti) biossido di carbonio (CO2); metano (CH4); protossido di azoto (N20); idrofluorocarburi (HFC); perfluorocarburi (PFC); esafluoro di zolfo (SF6). Obiettivi vincolanti e quantificabili rispetto il 1995.

L’Europa ha firmato nel 2002 la Russia nel 2005. Americani Cinesi e Australiani non hanno mai firmato fino al 2009.

Brasile, Messico, Sud Africa, India e Cina, sono i Paesi emergenti che si spera firmino a Parigi quest’anno.

Il mercato azionario delle quote di emissione è in continua espansione (Emission Trading - Direttiva europea 2003/87/CE (settore energetico, raffinazione, acciaio, cemento, vetro, ceramica, car­tiere).

I prezzi crescono e ciò spinge sempre più verso la riduzione delle emissioni evitabili.

Le emissioni evitate sono accreditate in Emission Trading e questo fa si che un’ azienda che fatica a produrre qui, può andare in un paese in via di sviluppo, cioè senza limiti di immissione, per produrre a minor costo realizzando  impianti a bassa emissione o per la riduzione/abbattimento delle emissioni di gas ad effetto serra, facendosi rimborsare la differenza emissiva rispetto ad un’impiantistica tradizionale con i CERs (Certified Emission Reductions). (1 CER =1 ton­nellata di CO2 equivalente).

Oltre all’indotto commerciale e tecnologico globalizzante, che costituisce il corollario di questa nuova invasione e colonizzazione “dolce”.

Le emissioni evitate dalla realizzazione dei progetti nei paesi con limiti di emissione (-5% -8% per l'Italia entro il 2012, 6,5% rispetto al 1990) si trasformano in crediti di emissione (Emissions Reduction Units ) - ERUs (1ERU= 1 tonnellata di CO2 equivalente), che vanno a finanziare il rispetto degli impegni di riduzione.  

Bellissime dichiarazioni di intenti!

Ovviamente chi beneficia di questi incentivi saranno le imprese che operano nel settore delle rinnovabi­li o dell’impiantistica industriale, di gestione della efficienza energetica e dell’impatto ambientale e non certamente ultimo (vedi scandalo Wolswagen ) dei trasporti.

Il regola­mento (CE) 3093 è del 1994, è stato applicato da subito in Italia; si è spinto molto sulla riduzione polifluoroidrocarburi che  si sono estremamente ridotti nell’utilizzo già dal 1993 L. 28/12/93 n. 549 poi gli estintori ad Halon (2003) la riduzione delle ricariche e la sostituzione dei gas refrigeranti con FC a minore impatto ed attualmente la denuncia annuale e l’albo delle ditte abilitate per impianti sopra i tre Kg  per arrivare alla cessa­zione definitiva di produzione ed uso al 31 dicembre 2019.

Si è spinto molto anche sulla produzione di energia elettrica ma i risultati percepiti non appaiono molto migliori di quelli oggettivamente riscontrabili.

Il problema della collocazione di impianti efficaci e la loro collettazione in rete lascia a desiderare, gli impianti siciliani non sono collegati alla rete continentale e il sovrappiù prodotto, benché contabilizzabile, non è efficacemente sfruttato neppure con l’introduzione della possibilità di autoconsumo.

La tecnologia del sole è vecchia degli anni ‘50 e nonostante lo sviluppo di nuovi materiali attende la disponibilità di accumulatori efficienti. Il calore non è efficace nelle normali condizioni di abitazione privata. Non fosse altro che perché non è immediatamente utilizzabile di giorno quando in casa non c’è nessuno ed è assente di notte quando servirebbe.

Meno spinta l’incentivazione per le industrie.

Se fosse ritenuta così efficace e prioritaria a livello nazionale ci si dovrebbe domandare perché i grandi consumatori nazionali di acqua calda (calore) ed energia elettrica che sono i complessi alberghieri litoranei, nei periodi estivi, gli ospedali, le scuole ed i grandi uffici pubblici in modo minore, non partecipano obbligatoriamente al programma di sviluppo incentivato.

Il trasporto su gomma si scontra con le potentissime lobbies dei camionisti.

Non si possono sostituire, regolamentare, controllare, punire.

Il mancato controllo dei pesi trasportati è all’origine della deformazione stradale, i tempi di guida all’origine degli incidenti, gli scarichi all’origine dell’inquinamento dell’aria.

Sono problemi noti ed esistenti ma assolutamente ingestibili per ora. La rotaia e il trasporto fluviale sono ostacolati.

Le direttive 2003/87/CE e 2004/101/CE sono state recepite nell'ordinamento na­zionale con il D.L.vo n. 216 del 2006, (Piano nazionale di assegnazione (PNA) e registro nazionale delle emissioni ISPRA) assieme al rilascio del testo unico ambientale D.L.vo. 3 aprile 2006 n. 152 la cui parte quinta è dedicata alle emissioni in atmosfera con effetti principal­mente a livello di troposfera.

La direttiva 2003/87/CE:quote emissive; direttiva 96/61/CE-IPPC - 2010/75/UE:auto­rizzazione integrata ambientale;

Direttiva 2004/101/CE:crediti; la direttiva 2008/101/CE: trasporto aereo.

Per il mercato delle quote di CO2: entro il 28 febbra­io di ogni anno, il Comitato PNA rilascia, le quote di emissioni ai gestori di ciascun impianto autorizzato non chiuso o sospeso.

Obiettivo 20-20-20 del 2008: entro il 2020 ridu­zione del 20% delle emissioni di gas a effetto serra, innalzamento al 20% del risparmio energetico e aumento al 20% del consumo di energia prodotta con fonti rinnovabili.

Provvedimenti sul sistema di scambio di quote di emis­sione e sui limiti emissivi degli autoveicoli. (come si è potuto vedere ha riscosso notevole successo... economico, per qualcuno particolarmente furbo)

Effetti della variazione climatica attesa nei prossimi 100 anni: cosa ci si può aspettare dall’evoluzione prevista per il clima dei prossimi 100 anni?

  1. Previsione di aumento della temperatura in vaste aree del pianeta: quasi 1°C in Europa. L’obiettivo della conferenza di Parigi 2015 è contenerne l’aumento sotto i due gradi.
  2. Diminuzione dei ghiacciai e innalzamento del livello marino: 9 ghiacciai su 10 si stanno sciogliendo con impatto sulle risorse idriche dolci e potabilizzabili disponibili e sulle regioni costiere di tutto il mondo il mare è salito in media di 10-25 cm negli ultimi 100 anni. Circa un metro previsti nei prossimi cento per cui scompariranno le isole basse e i lidi, le attività produttive nei territori costieri e forse parte di Venezia.
  3. Estinzione di specie per mancato adattamento ai cambiamenti rapidi superiori ad 1 °C in un secolo.
  4. Aumento o riduzione delle precipitazioni:

eventi catastrofici con più frequenza e intensità; lunghi periodi di siccità, bombe d’acqua, piogge improvvise e abnorme intensità, alluvioni, ondate di caldo e di freddo anomali, cicloni tropicali potenziati.

Aumento significativo delle precipitazioni nell’area del Nord Europa; ulteriore riduzione delle precipitazioni nel Sahel, nel Mediterraneo, nell’Africa e Asia meridionale.

Desertificazione in aumento: il 47 per cento delle terre presenta oggi carenza di piogge e alte temperature.

Per l’Africa, si parla del 73 per cento delle terre coltivate, molta parte di Asia, America Latina nord del Mediterraneo, Stati Uniti e Russia sono degradate o minacciate.

  1. Secondo la Convenzione ONU sulla desertificazione che è stata condivisa, recepita e ratificata da 193 Paesi, (UNCCD -United Nations Convention to Combat Desertification), da qui al 2020-30,  sessanta milioni di persone potrebbero essere costrette a spostarsi dalle zone desertificate dell’Africa Sub-sahariana verso il nord Africa e l’Europa.
  2. Già oggi un milione di persone ogni anno migrano forzatamente dalla propria terra a causa dell’aumento della desertificazione. Non vogliono morire di fame e di stenti sfruttati dai signori delle ricchezze e della guerra. Se possono arrivano da noi, possiamo non comprenderne la necessità? ed il bisogno di aiuto?
  3. La FAO  Food and Agricolture Organization of the United Nations sostiene che ci sarà una perdita di circa 11% di terreni coltivabili nei Paesi in via di sviluppo entro il 2080, sarà sufficiente la tecnologia agricola occidentale? Con la riduzione della produzione di cereali e della biodiversità, derivanti dalla monocultura necessaria, la conseguenza prevedibile sarà l’aumento della fame nel mondo. Carestie: a rischio le colture. Salute: Inquinamento biologico delle acque e per finire diffusione ed allargamento delle aree di diffusione delle zanzare e delle malattie tropicali.

Possiamo parlare di NO OGM? solo perché noi possiamo permetterci di scegliere?

Se io avessi una multinazionale che coltiva il grano o l’uva in puglia, comincerei a spostare la produzione verso i paesi balcanici per garantirmi nei prossimi 50 o 100 anni.  Non sono facilmente prevedibili modifiche del paesaggio e delle tipologie agricole in migrazione verso nord?

Viviamo di turismo, noi la Grecia e altri paesi affacciati al mediterraneo: non sono prevedibili cambiamenti nelle aree deputate al turismo e di conseguenza la necessaria revisione degli investimenti e della pianificazione in questi settori fondamentali (turismo ed agricoltura) e per tutte le infrastrutture necessarie?

Non sono prevedibili ripercussioni sul sistema socio - economico degli stati?

Io non credo che qualcuno non ci stia già pensando, purtroppo l’economia e la finanza stanno alla base del commercio e del consumo per cui occorre investire il sovrappiù di produzione e redditività occidentale nello sviluppo di paesi che oggi hanno tutt’altri problemi che non il consumismo fine a sé stesso. Spostare le industrie produttive in paesi che non hanno una legislazione ed un controllo adeguati significa solo spostare la fonte del problema, non cambiare l’approccio.

Economia e finanza stanno alla base della continuità della crescita richiesta agli odierni produttori e non lascia spazio ad alternative.

A chi importa lo sviluppo sostenibile quando è fondamentale il bisogno di indurre consumi?

Fra 30 anni se i meccanismi di specie non saranno sufficienti a contenere l’aumento della popolazione, saremo 9 miliardi: tutti dovranno poter consumare, per sorreggere la fame  ma quella di denaro, dell’oligarchica economia commerciale e tutti dovranno produrre a costi inferiori agli attuali.

Non so quanto sia sostenibile! O realistico pensarlo.

Ma già: per cento anni avrò pensato per me, per i miei figli e forse anche per i miei nipoti e poi chi se ne frega... sono tempi fuori dalla mia capacità di visione. 

Da sessant’anni inoltre, in occidente si mantiene la pace facendo guerre a casa d’altri. 

I giovani hanno perso il ricordo della crudeltà dell’evento. Sento fortemente puzza di guerra.

Un meccanismo anch’esso naturale, di difesa della specie.

 

 

Antonio Balzani                           

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